Oleandro (Nerium oleander) Visualizza ingrandito

Oleandro (Nerium oleander)

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Confezione da 20 semi di Oleandro (Nerium oleander)

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Come riprodurre l’ Oleandro (Nerium oleander) dal seme.

I semi dell’Oleandro ( che sono densamente pelosi con appendice piumosa leggera brunastre) sono contenuti in baccelli allungati brunastri lunghi 10-15 cm e larghi 1 cm, che a maturazione si aprono.

Asportare delicatamente i semi dai baccelli e reidratarli in acqua tiepida per circa 24 ore prima di seminarli. Se ci si avvale di Acido Gibberellico, disciogliere tale stimola-germinazione in acqua, e reidratare con tale composto i semi.

Seminarli in un semenzaio in terriccio universale mescolato a sabbia, ad una profondità di 1 cm, esercitando una leggera pressione con le mani per fare aderire meglio il terriccio ai semi e innaffiare per più giorni con un nebulizzatore, ma senza creare ristagni d’acqua. Posizionare in un ambiente luminoso con temperature tra i 20°C e i 24°C.

Appena le piante incominciano a germogliare (normalmente entro un mese), trasferire le piantine in vasetti di circa 10 cm di diametro, con lo stesso terriccio usato per la semina a cui si aggiungerà della torba. Trasferire le piante in vaso (o in terra, quando possibile) tra marzo/aprile. Dopo tre anni si potrà procedere alla messa in terra nuda (se si dispone di giardino) o travasarli in vasi sempre più grandi man mano che passano gli anni.

Il consiglio sarebbe di non coltivare l’oleandro in casa, vista la sua estrema tossicità, e tutte le operazioni sia di semina, sia di travaso, sia di potatura, ecc. che siano fatte usando spessi guanti di lavoro, lavandovi dopo molto accuratamente sia i guanti, sia le mani per sicurezza.

Se si vive al Nord d’Italia, il periodo migliore per trasportare il vostro oleandro all’esterno sarebbe tra aprile e settembre. Tra novembre e febbraio/marzo (sempre nel Nord Italia) trasferire gli Oleandri in serra riscaldata o coprirli con teli traspiranti appositi. Nel Sud Italia, invece, si possono tenere all’aperto tra novembre/febbraio, ma bagnateli solo se necessario.

E’ un arbusto eliofilo, dunque va posizionato in un luogo luminoso ma se possibile riparato dalle correnti forti, comunque la mezz’ombra andrà benissimo.

L’Oleandro in inverno non tollera temperature che vadano sotto i 5 gradi. Il clima ottimale è compreso tra i 15 e i 25 gradi.

L’innaffiatura dell’Oleandro deve essere praticata in funzione della temperatura: più è elevata, più frequente deve essere l’innaffiatura (in estate anche ogni 2-3 giorni).
La potatura va praticata a fine estate a fine fioritura.

A inizio primavera (fine marzo) è consigliabile spargere attorno all'Oleandro del concime granulare a lenta cessione, che garantisce il giusto tenore di sali minerali nel terreno per i mesi primaverili ed estivi.

LA PIANTA

Essenza arbustiva autoctona tipica delle coste marine/oceaniche mediterranee/atlantiche, spesso usata per bordure di viali, strade, autostrade (ad es. sull’Autostrada del Sole è comune vederla come spartitraffico tra le due corsie di marcia), come siepe, ecc..

Tipica degli ambienti sassosi, sabbiosi, si può scorgere lungo le sponde di torrenti e fiumi, e sulle pareti di rocce di origine calcarea del Veneto, Liguria, Toscana, in quasi tutto il Centro Italia (tranne Umbria/Molise), nel Sud Italia e nelle Isole da 0 a 200 m di altitudine.

Fa parte della famiglia delle Apocynaceae.

Molto velenosa in tutte le sue parti (foglie, rami, fiori, ecc..) tanto che si narra una storia in cui, quando le truppe napoleoniche invasero la penisola italiana tra il 6 aprile 1800 e il 15 giugno 1800 (proprio nel periodo di fioritura dell’Oleandro), diversi soldati morirono per avvelenamento dopo aver usato rami di oleandro come spiedi nella cottura della carne alla brace.

La sua tossicità era nota sin da tempi antichissimi: ad es. il naturalista Plinio, pensava che l’Oleandro era in grado di uccidere i serpenti, tanto potente era il veleno o anche la sola vicinanza di animali alla pianta poteva farli cadere in una specie di trance narcolettico. Lo scrittore Apuleio, nelle sue celeberrime “Metamorfosi” narra che quando Lucio, il personaggio principale, trasformatosi per sbaglio in asino a causa di una crema magica, stava per errore mangiando dei fiori di Oleandro (al posto delle Rose, le quali lo ritrasformeranno in umano), ma si fermò prima di mangiarle. In Sicilia e in Toscana è usanza diffusa e antichissima di coprire i morti con fiori di Oleandro.

Arbusto sempreverde a cespuglio che cresce fino a 5 metri di altezza dal portamento eretto e ramificato già dalla base. Le sue belle foglie sono lanceolate, semplici, appuntite all’apice, al tatto coriacee, lunghe tra 8-14 e larghe tra 1 e 2 cm. Sono di un bel colore verde chiaro lucido superiormente, dalla bella nervatura centrale ben evidente, bianca, da cui si dipartono delle piccole nervature orizzontali regolari e poco distanziate fra di loro, e invece, la pagina inferiore è grigiastra. Il fusto da giovane è verde e glabra, poi man mano che invecchia diventa più rugoso e dalla corteccia grigiastra.

Dai bellissimi fiori a simmetria raggiata, a seconda delle varietas, possono avere sia petali semplici, doppi e colori che vanno dal bianco al roseo, dal giallo al rosso carminio. Fiorisce tra maggio e luglio.

di Matteo Pietra

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